Inno di Mameli obbligatorio a scuola, verso ok Camera (corriere.it)
14 Nov 2011 |
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Ci sono momenti nei quali si percepiscono cambiamenti epocali, nei quali si è assaliti dall’ansia di vedere terminata un’esperienza governativa che all’inizio si preannunciava carica di speranze e di progetti di cambiamento. Correva l’anno 2008 e si entrava in Parlamento con un centro-destra forte nei numeri e nei programmi, una maggioranza così solida difficilmente si era vista negli annali della nostra storia parlamentare. Poi è successo quello che tutti sappiamo e su cui ormai non vale più la pena soffermarsi per evitare recriminazioni e arrabbiature. E’ andata così e forse tra qualche tempo le motivazioni saranno più chiare di quanto possono apparire ora. Certo in questo momento non ci si può esimere da un’analisi che metta in evidenza anche le nostre responsabilità; quando la politica viene commissariata dall’economia significa che molte colpe le ha anche la politica, quando avvengono scissioni e fughe dai gruppi parlamentari significa che qualcosa non ha funzionato, che non c’è stata oculatezza nelle scelte dei candidati al momento della composizione delle liste e che soprattutto ci sono state carenze nella selezione della classe dirigente. Tutti questi problemi vanno analizzati e la miglior medicina è proprio puntare sul rafforzamento di un partito fortemente strutturato dove ci siano partecipazione e dibattito interno.. Ora che Berlusconi si è dimesso per consentire agli speculatori ed alla logica dei mercati di allentare la morsa sull’Italia, ora che il professor Monti si appresta a formare il governo tecnico o più precisamente il governo del Presidente Napolitano, ora che deve prevalere il senso di responsabilità e l’amore per l’Italia su tutto anche su principi e idee con le quali si è cresciuti e che ci hanno formato, ora che nelle notti ti appare in sogno Ezra Pound, ora c’è almeno un motivo per sperare ed è la tenuta del nostro partito nel gestire questa difficile situazione. Tenuta sulla quale pochi avrebbero scommesso. Dico questo perché tutte le decisioni che si sono dovute prendere nella concitazione del momento sono state prese dall’Ufficio di Presidenza convocato con urgenza e alla luce di un dibattito interno di alto livello dove si è decisa la linea da seguire. Qualcuno potrebbe obiettare che enfatizzare questa cosa è eccessivo perché è normale che in un partito si discuta, ci si confronti anche aspramente e poi si decida una linea strategica da tenere. Sono convinta che invece in questa fase politica l’obiettivo più difficile era evitare la spaccatura del PdL. Lo dico perché le fuoriuscite degli ultimi tempi e la sensazione di smarrimento che ogni tanto si è avvertita potevano essere il preambolo per una strada senza ritorno; invece bisogna dare atto al Presidente Berlusconi, al Segretario Alfano e a tutta la classe dirigente che si è stati capaci di decidere l’appoggio al governo tecnico pur tra differenti posizioni talvolta opposte, mettendo in atto una strategia dignitosa che ha tenuto conto anche di chi è propenso ad andare al voto subito. La decisione di subordinare il voto di fiducia a dei paletti chiari rende il rapporto con gli elettori e con la nostra gente più facile da far comprendere. Ecco in sintesi le richieste: un governo solo di tecnici e che si occupi soltanto di provvedere sui punti contenuti nella lettera consegnata dal governo Berlusconi alla BCE per poi consentire il voto. Resta inteso che vigileremo affinchè venga attuata solo quella parte dell’agenda europea che non alteri le scelte strategiche della Nazione. Gli altri temi politici, ivi compresa la legge elettorale, spettano a maggioranza e governo eletti democraticamente dal popolo. Questa è la linea del Piave da difendere ad ogni costo. |